Verso la XXIV Domenica Tempo ordinario (omelia)

visualizzaIn quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. (…)


1. DIO CONTINUA AD ESSERE PADRE ANCHE DI CHI NON SI SENTE FIGLIO
Dio non esclude nessuno dal suo amore di Padre. E’ il peccato che ci allontana da Dio, ma Dio mai si allontana da noi. Il peccato fa sentire Dio distante, indifferente, freddo, ma è la nostra percezione di Dio che cambia e si deforma: Dio continua a volerci bene e a desiderare che “torniamo in noi” (come il Figliol prodigo della parabola, quando tocca il fondo della sua fuga) per tornare a Lui.
Non solo: Dio non è solo come un Padre che attende con ansia quel momento, ma è come un PASTORE che lascia tutto il gregge per cercare chi si è perso, o come una DONNA che non si da pace finchè non ritrova la sua moneta perduta.
La GIOIA DI DIO sta nel ritrovare chi si era perduto, nel poterlo riabbracciare, ridonandogli la dignità perduta di figlio amato.

2. GESU’ ACCOGLIE I PECCATORI E MANGIA CON LORO
“Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io” (S.Paolo nella II lettura): è venuto per me, è venuto principalmente per chiunque abbia perso la gioia di sentire e sapere che Dio gli è vicino, lo ama, è dalla sua parte.


3. IL CRISTIANO E’ UN PECCATORE che mai si deve stancare di chiedere perdono, che mai si deve stancare di lasciarsi accogliere da Gesù e mangiare a mensa con lui. E’ un peccatore che, sperimentata continuamente la grazia del perdono divino, ricomincia sempre, riprova sempre a vivere in pieno la vita, in comunione con Dio e con i fratelli.

4. IL CRISTIANO E’ IL FIGLIO MAGGIORE rimasto accanto al Padre, a lavorare con Lui nei campi del mondo:
– non può disprezzare i fratelli “minori” che si sono allontanati pensando di trovare la loro felicità e libertà lontano dal Padre;
– non può non gioire del ritorno del fratello che si era perduto, che era morto ed ora è tornato in vita;
– non può non fare suoi gli atteggiamenti di Dio andando a cercare il fratello perduto e non dandosi pace finchè non l’abbia trovato;
– il vero cristiano non esclude nessuno, non si sente superiore (casomai più fortunato), dialoga con tutti, ama tutti: anche coloro che disprezzano Dio e con le loro scelte si sono allontanati da Lui.

5. Il nostro Papa Francesco ci sta offrendo continue lezioni in questo senso. Pensiamo ad esempio:
– a quando, citando la prima parabola, ci ha invitati a riconoscere che nella Chiesa è rimasta una pecorella su cento e che dobbiamo preoccuparci di ritrovare le 99 perdute anzichè limitarci a proteggere quell’unica rimasta;
– a quando, solo pochi giorni fa, ha risposto con una lunga lettera al fondatore de La Repubblica e con estrema delicatezza ha proposto un dialogo che coinvolga ogni persona atea come lui che senta il bisogno di confrontarsi sulla vita e sulla fede.

6. E noi in che modo testimoniamo la nostra fede? Ci preoccupiamo di dialogare ed amare i fratelli lontani? Gioiamo e gli facciamo festa quando tornano? Lasciamo che Dio purifichi i nostri peccati e ci ridoni la dignità perduta?

p.Stefano Liberti



ERMES RONCHI: Le tre parabole della misericordia sono davvero il Vangelo del Vangelo. Sale dal loro fondo un volto di Dio che è la più bella notizia che potevamo ricevere. 
Gesù accoglieva i peccatori e mangiava con loro. E questo scandalizzava i farisei:Questi peccatori sono i nemici di Dio! E Gesù per tre volte a mostrare che Dio è amico di quanti gli sono nemici. Pubblicani e prostitute sono lontani da Dio! Stai lontano da loro! E Gesù a raccontare che Dio è vicino a quanti si sono perduti lontano.
Scribi e sacerdoti si ribellano a questa idea di Dio. Loro pensano di conoscere, di circoscrivere i luoghi di Dio: Dio è nel tempio, nell’osservanza della legge, nei sacrifici, nella religione, nella penitenza. Gesù abbatte tutti questi recinti: Dio è nella vita, là dove un figlio soffre e si perde, è nella paura della pecora smarrita, è accanto all’inutilità della moneta perduta, nella fame del figlio prodigo. I farisei, i moralisti dicono: troverai Dio come risultato dei tuoi sforzi. Gesù dice: sarà Dio a trovare te; non fuggire più, lasciati abbracciare, dovunque tu sia, e ci sarà gioia libertà e pienezza.
Le tre parabole, mettendo in scena perdita e ritrovamento, sottolineano la pena di Dio che cerca, ma molto di più la gioia quando trova.
Ecco allora la passione del pastore, il suo inseguimento per steppe e pietraie. La pecora perduta non torna da sé all’ovile; non è pentita, ma è a rischio della vita; non trova lei il pastore, ma è trovata; non è punita, ma caricata sulle spalle, perché sia più leggero il ritorno.
Un Dio pastore che è in cerca di noi molto più di quanto noi cerchiamo lui. Se anche noi lo perdiamo, lui non ci perde mai. Un Dio donna-di-casa che ha perso una moneta, madre in ansia che non ha figli da perdere, e se ne perde uno solo la sua casa è vuota; che accende la lampada e si mette a spazzare ogni angolo e troverà il suo tesoro, lo troverà sotto tutta la spazzatura raccolta nella casa. E mostra come anche noi, sotto lo sporco e i graffi della vita, sotto difetti e peccati, possiamo scovare, in noi e negli altri, un piccolo grande tesoro anche se in vasi di creta, pagliuzze d’oro nella corrente e nel fango.
Tutte e tre le parabole terminano con un identico crescendo. L’ultima nota è una gioia, una contentezza, una felicità che coinvolge cielo e terra, che convoca amici e vicini. Da che cosa nasce la felicità di Dio? Da un innamoramento! Questo perdersi e cercarsi, questo ritrovarsi e perdersi di nuovo, è la trama del Cantico dei Cantici. Dio è l’Amata che gira di notte nella città e a tutti chiede una sola cosa: avete visto l’amato del mio cuore? Sono io l’amato perduto. Dio è in cerca di me. Io non fuggirò più.

L'autore

Padre Stefano

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