Una città, mille domande (e due sul nostro oratorio)

La rubrica che Paolo Conti tiene sul Corriere della Sera (cronaca di Roma) ha trattato per due volte della vicenda che ci coinvolge (leggi l’ordinanza del giudice).

Ringraziamo l’autore, monteverdino anche lui, per le risposte pacate e benevole (anche ad una mamma che parla dell’oratorio come di un luogo per “bestie in un recinto”) che riportiamo di seguito:

Lettera firmata Venerdì, 03 Giugno 2011
Regina Pacis e l’Oratorio
Caro Conti,si stanno intensificando anche da noi, qui nella città dei Papi, le proteste di alcuni singoli cittadini contro le campane delle chiese. Oggi alle 19.30 a Monteverde Vecchio si terrà una fiaccolata alla parrocchia di Regina Pacis, in piazza Rosolino Pilo. Cinque acquirenti di uno degli appartamenti di uno stabile appena costruito sono riusciti a ottenere un provvedimento d’ urgenza da parte di un giudice (in pochi giorni! non sarà che uno dei ricorrenti …conosce bene la magistratura romana perché magari… è uno di loro?) che ha limitato gli orari dei rintocchi e soprattutto quelli dell’ oratorio, che da sessant’ anni accoglie centinaia di ragazzi del quartiere, li fa giocare, li tiene uniti, li sottrae a quel nulla in cui poi prosperano tanti problemi… L’ iniziativa si chiama «Riaccendiamo insieme l’ oratorio». Nessuno contesta il diritto di riposare in pace. Ma comprare una casa davanti a una chiesa significa accettare che quell’ edificio ha da decenni un ruolo sociale ben preciso. Non l’ hanno costruita oggi, Regina Pacis! Ma stasera ci sarà la fiaccolata del quartiere e ci faremo sentire, grandi e bambini. Con garbo, ma lo faremo. E il sindaco che dice? Lettera firmata
Paolo Conti Venerdì, 03 Giugno 2011
Cara lettrice,io conosco bene la sua identità (da monteverdino) e rispetto il suo desiderio di anonimato. Trovo assurda questa storia. E a dir poco sorprendente la rapidità «svizzera» con cui la magistratura romana, tra le più lente d’ Europa, si è pronunciata. Mettere l’ oratorio in difficoltà è un atto incivile, arrogante, anti-sociale. Se si odiano le campane o le grida dei ragazzini, perché comprare casa lì? Ovvero: perché comprare casa a Trastevere se si detesta la movida? Da abitante del quartiere, dico: fiaccolata dura/senza paura. Difendiamo l’ oratorio. pconti@corriere.it

Lia Ameriggi Venerdì, 03 Giugno 2011
L’Oratorio e i figli
Caro Conti, non so se le abbiano mai fatto presente che i figli vanno educati, e innanzitutto al rispetto delle regole. Ma come pretenderle dai giovani se gli adulti addirittura organizzano petizioni per opporsi ai provvedimenti dei giudici? I miei figli, usciti da scuola, vengono prelevati, fatti mangiare, lavare, e fare i compiti. Poi, eventualmente, se ci sono le condizioni, a giocare o a fare altro fuori. Ma non a spese della quiete altrui. Esistono gli orari del riposo; ma esiste il divieto di schiamazzi diurni. I campi da gioco prossimi al centro abitato dovrebbero essere protetti acusticamente, in caso diverso non si può installare una jungla sotto casa di persone che lavorano e hanno diritto al silenzio. Se si fanno figli ci si assume la responsabilità di seguirli, anche a costo dei sacrifici che richiedono, senza parcheggiarli qua e là o lasciarli in un oratorio dalla mattina alla sera come bestie in un recinto, costringendo gli altri a subire la propria sciatteria e maleducazione, giustificata con l’ insopportabile retorica del povero pargolo. Il suo commento sulla movida (bestialità legittimata) poi, è incredibile. Non ci lamentiamo di come è ridotta questa Italia.Lia Ameriggi
Paolo Conti Venerdì, 03 Giugno 2011
Cara lettrice,spero di essere un decente padre e contribuisco, per quanto so e posso, a seguire le mie figlie come lei descrive. Un Oratorio, come quello di Regina Pacis che funziona da sessant’ anni, non è un recinto per bestie abbandonate ma luogo di una scelta precisa. Mi allarmo anch’ io: nell’ Italia di oggi un Oratorio diventa materia da giudice, per di più con una singolare sentenza d’ emergenza. I figli abbandonati, ahimé, sono per strada. Non in un Oratorio. Né in un «gregge» scout che canta e gioca

Vedi anche la replica del magistrato Vito Tenore su Il Tempo: Chiesa Regina Pacis: “Sì a campane e oratorio ma in orari cristiani”

L'autore

Padre Stefano

2 Commenti

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  • Citazione: “I miei figli, usciti da scuola, vengono prelevati, fatti mangiare, lavare, e fare i compiti. Poi, eventualmente, se ci sono le condizioni, a giocare o a fare altro fuori”.
    Che vita avventurosa! Perchè non li iscrive al grest?
    Però l’avviso: le nostre bestioline da recinto si mettono le dita nel naso…
    Un papà mandriano.

  • La replica su Il Tempo è fuorviante: sembra che i 5 abbiano chiesto l’attuale orario. Invece i 5 chiedevano soldi (risarcimento da campana e fischietto) e chiusura a giorni alterni. Non è proprio la stessa cosa…

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