STORIA: La Parrocchia Regina Pacis di Roma – novembre-dicembre 1950

II. La Chiesa attuale


E’ una delle più importanti costruite in questi ultimi anni dal Cardinale Vicario. Misura 50 metri di lunghezza per 28 di larghezza. Sono state tenute in considerazione l’economia, la semplicità e non ultima anche la comodità dei fedeli. La costruzione è in cemento armato ricoperto all’esterno di mattoni. Si può dire che sia il trionfo del mattone, dal portico fino alla sommità del campanile. Il campanile, che si eleva alla destra dell’abside, è una torre quadrata senza aperture se non una piccola necessaria alla diffusione del suono. Il portico coperto, che prende tutta la facciata, è munito dal lato della strada di una bella cancellata forgiata in tre pannelli risalenti al XVIII secolo e realizzati altrove. Dal portico si accede alla chiesa attraverso tre porte in legno di quercia.
Oltrepassate la soglia: vi trovate in uno spazio aperto, senza altre divisioni che due file di pilastri a sezione quadrata che sostengono il tetto. A destra e a sinistra, finestre quadrate con vetrate bianche, coperte da tende colorate, lasciano entrare una luce abbondante così come il caldo o il freddo.
Il pavimento è una grande scacchiera di marmo bianco e nero; lastre di marmo ricoprono anche il fusto dei pilastri. Alzando il capo, non vedrete una volta ricca di cassettoni dorati, come nelle grandi basiliche romane, ma un soffitto ricoperto di placche di legno racchiuse da bordi color oro e blu. Nel mezzo spiccano, su fondo scuro, la tiara e le chiavi di San Pietro, disposte a croce (di Sant’Andrea) e la cui doratura brilla come un grande rubino. Attraverso quel simbolo, la Santa Sede afferma i suoi diritti di proprietà sull’edificio; mentre il nome di Pio XII, ugualmente inciso in oro e seguito da un millesimo fissa per sempre l’epoca della costruzione.
Le pareti spoglie poco a poco si coprono e si abbelliscono. Quanto sarebbe bello che mosaici e dipinti potessero estendersi dappertutto e costituire ciò che è chiamato la Bibbia del popolo! I primi tentativi, realizzati nella Cappella laterale delle Anime del Purgatorio, rappresentano tre santi, cari alla pietà romana: Santa Rita da Cascia, Sant’Agnese e Santa Teresa del Bambino Gesù. Questi mosaici sono lontani dall’essere capolavori. Possiamo al contempo domandarci se il Fiore di Lisieux si riconoscerebbe in quei tratti così fantasiosi con i quali è stata raffigurata.
Occorre cercare l’arte nel grande mosaico dell’abside, inaugurato ultimamente. Fa onore a chi lo ha realizzato, il Maestro Silvio Novaro, e ricorda ai fedeli la bontà e la potenza di Colei che è la Regina della Pace (1). Per godere appieno della vista di queste migliaia di tessere colorate, sarebbe bene guardarle la sera, quando il sole le illumina o allorquando sono colpite dalla luce di potenti riflettori.
Un cartiglio, posto ai piedi della Vergine, precisa che questo lavoro è iniziato in occasione del giubileo sacerdotale dei Padri Antonio Novaro e Luigi Grossi ed è stato portato a termine grazie alle donazioni dei parrocchiani.
Nelle rientranze laterali della navata sono state sistemate due cappelle e sono stati adornati degli altari. Quello in onore di San Giuseppe è sormontato da un dipinto dove si vede il santo patriarca dare la mano a Gesù Adolescente, di grandezza naturale e di notevole bellezza.
La chiesa ha una tribuna dove salgono, nei giorni di festa, i coristi; si raggruppano davanti ad un semplice armonio, aspettando gli organi che la parrocchia non può ancora procurarsi. Il pulpito non ha un bell’aspetto, né utilità, poiché spesso chi predica si accontenta di farlo davanti alla balaustra del coro, davanti ad un microfono. I banchi sono pochi, riservati soprattutto ai bambini e ai gruppi parrocchiali; gli altri astanti preferiscono, come nel resto d’Italia, muoversi liberamente durante le funzioni.

(1) L’iscrizione che circonda il mosaico recita: “Per Virginem Matrem concedat Dominus salutem et pacem”

L'autore

Padre Stefano

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