Non lo ho ancora tolto… In ricordo del generale Attilio Rocchi

Si , lo vedo tutte le volte che apro la portiera della mia auto… il tuo bastone , zio Attilio , quello un po’ vecchio e un pò sgangherato .

Non lo ho tolto e sinceramente non mi va affatto di toglierlo, dal  sedile posteriore,  perché mi dà l’illusione di poterlo vedere ancora in piedi  accanto alla tua persona o forse , più semplicemente, perché è un ricordo di te.
Quel bastone che ti aiutato a evitare tante cadute, mentre passeggiavi , incantato, per le strade di Monte Verde  o sotto il verde dei platani del Gianicolo – il balcone più bello di Roma – come lo chiamavi tu : visioni splendide che ti hanno aiutato a spezzare quella cortina di solitudine che, soprattutto dopo la morte della tua amata Clara, ti attanagliava e che , neanche noi,  riuscivamo a infrangere (soltanto ora lo capiamo)  con le poche visite che facevamo casa tua o  quelle che tu facevi nelle nostre case per il pranzo della domenica o ancora con le tue telefonate , per lo più serali, quando ci dicevi “è zio Attilio che vi augura buona sera, buona cena e buona notte “.
Ogni volta che lo vedo quel bastone rammento gli ultimi tuoi momenti in cui ti ho visto nella tua casa , seduto su una sedia dello  studio, prima di udire la sirena dell’ambulanza che ti avrebbe portato via per quel viaggio senza ritorno .

Ho capito che lo avevi compreso quando alle nostre parole preoccupate  sulla necessità del ricovero in ospedale hai risposto, con una serenità inaspettata , che con i sintomi che presentavi “si poteva anche morire”

Così te ne sei andato all’improvviso, tanto all’improvviso, da coglierci di sorpresa.
Quante cose abbiamo trascurato di dirci confidando nel tempo futuro, come troppo  spesso accade.
Ora , veramente, emerge la tua figura in tutta la sua importanza, per noi: eri l’ultimo bastione a poter quasi fermare   il corso della storia; eri l’ultimo della nostra famiglia dopo Gaspare, Adele, Mena, Peppino,e Mimmo… dopo di te nipoti , solo nipoti, che diventeranno a loro volta baluardo per i loro figli e nipoti.
Vuoi sapere, ora che sei andato dalla tua Clara,  cosa ti sei portato via ?
E presto detto : non avremo più le tue visite, il tuo attaccamento a noi, i tuoi ringraziamenti di poter stare con noi, i complimenti che facevi ai tuoi nipoti e pronipoti, la tua felicità nel venire da noi , a pranzo, e i tuoi occhi sorridenti nel contemplare l’innocenza e la freschezza  dei  nipotini più piccoli, la sconfinata generosità verso tutti,  la tua saggezza , la tua cultura, la tua vena poetica (che ti ha portato a scrivere delle versi  toccanti, arguti e profondi ) , il tuo grande spirito di osservazione e di grande conoscitore del quartiere di Monteverde che ti ha visto nascere e si può dire tu abbia visto nascere, e che dipani in modo magistrale nel tuo volume di prosa ” Se vuoi ti racconto”.
Quanto eri fiero delle tue opere! E ne avevi ben motivo. Hai scritto pagine che rimarranno nel cuore di tutti noi e di moltissimi monteverdini  che hanno potuto conoscerti , grazie anche alla generosità con la quale hai voluto metterle a loro disposizione.
Sinceramente la tua scomparsa lascia un vuoto incolmabile.. e sei stato soltanto uno zio; penso a cosa sarebbe stato questo vuoto se fossi stato padre. Ma dovremo rassegnarci al vuoto che lascia la tua scomparsa e d’ora in avanti dovremo cercarti nei nostri ricordi, in qualche foto, nei versi che hai scritto e nelle pagine dei tuoi racconti … e anche  in quel bastone sul sedile posteriore della mia auto che forse non toglierò tanto presto.
Roma , Monteverde  vecchio,   25 ottobre  2013

Gino ,  Franca e tutti  tuoi nipoti

L'autore

Padre Stefano

Leave a Reply

Your email address will not be published.

 

Copyright © 2013. Created by Creative English. Powered by WordPress.