marzo-aprile 1950

Un mosaico di grandi dimensioni è stato appena inaugurato nel vestibolo della nostra chiesa Regina Pacis di Roma.
La raffigurazione trae senza dubbio ispirazione dalle Vergini Bizantine che decorano le antiche absidi delle basiliche romane; ma a differenza di queste che spesso hanno un aspetto….che quasi incute timore – tanto distanti sono dall’essere a misura d’uomo, – la Regina Pacis di Monteverde, nonostante le sue dimensioni (misura m. 6.30 x 9) è squisitamente naturale. Potremmo quasi dire un ritratto vivente. Il piccolo Gesù, con i suoi capelli ricci e biondi ha le fattezze di un bel bambino romano, o di un angelo di Raffaello.
La posizione del gruppo è imponente. Su un faldistorio (trono senza schienale) ricoperto da un grande cuscino di velluto è seduta la Santa Vergine. Ha il capo velato e aureolato, e le pieghe del suo abito lungo si aprono sui gradini. In piedi sulle sue ginocchia tiene il Bambino Gesù e il capo di questi è alla stessa altezza di quello della sua Divina Mare. Il Bambino Gesù tiene, insieme alla Santa Vergine, una lunga croce sottile, di cui l’estremità appuntita dell’asta trafigge il Serpente infernale, mentre morde la mela. Poi la Santa Vergine solleva il braccio del suo divino Gesù il quale, a sua volta, accenna una benedizione al mondo con le dita socchiuse.
Questo capolavoro di grazia e di pietà è dovuto al talento dell’artista Maestro Silvio Novaro, fratello del curato della Parrocchia, padre Antonio. Tutte le famiglie di questa comunità parrocchiale, così unita e vivace, hanno risposto generosamente all’appello dei loro sacerdoti.
L’inaugurazione ufficiale ha avuto luogo l’8 dicembre, durante la messa dell’Immacolata Concezione (festa celebrata a Roma, come è noto) e ha dato luogo ad un’esplosione di gioia e di soddisfazione. In effetti, quando mons. Luigi Civardi ha scoperto il mosaico e in un discorso commosso e di alta ispirazione ha mostrato la ricchezza dei simboli in esso contenuti così come la sua trascendenza nell’orientamento mariano della parrocchia, allora tutti gli astanti – sfidando le consegne imposte dalla sacralità del luogo – hanno applaudito calorosamente.
“Siamo tutti contenti – ha scritto il Padre Curato – e non potevamo aspettarci di meglio”.
Con l’auspicio che le nostre modeste e fraterne felicitazioni ripaghino gli applausi dei Monteverdini!

L'autore

Padre Stefano

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