Liturgia della domenica: 22 agosto 2010

XXI Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13, 22-30)

‡ In quel tempo, Gesù passava per città e villaggi, insegnando, mentre camminava verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità! Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi» .

Alberto Maggi: http://www.cercoiltuovolto.it/wp/2010/video/commento-al-vangelo-di-domenica-22-agosto-2010-alberto-maggi/

Enzo Bianchi: http://www.monasterodibose.it/index.php/content/view/3654/26/lang,it/

La porta è stretta“: non perchè Dio ami gli sforzi, le fatiche, i sacrifici. Stretta perchè è la misura del bambino (“Se non sarete come bambini non entrerete!”, dell’umile, il solo capace di inchinarsi, di farsi piccolo: i piccoli e i bambini passano senza fatica. Non farti grande dei tuoi “meriti”, ma bambino che si mette nelle mani del padre, che si fida della sua bontà.
Devi svuotarti dei tuoi bagagli, dei portafogli gonfi, della presunzione di avere particolari meriti, di crederti buono e giusto e dalla paura di Dio, del suo giudizio.
La porta è stretta, ma aperta. Già ora, senza rimandi aldilà. E’ aperta per tanti che vengono da ogni parte del mondo e hanno accolto Dio per mille vie diverse. Accogliere Dio per far crescere la mia parte divina, per far maturare la mia umanità: più Dio equivale a più io.
La porta è stretta, ma bella: apre ad una festa, ad un banchetto imbandito, ad una folla multiculturale, variopinta, uomini diventati fratelli, senza divisioni.
Si può essere estranei a Dio pur vivendo precetti e comandamenti. Perchè non lascio che Dio entri in me. Non lascio che mi trasformi, mi cambi pensieri, emozioni, parole, gesti (“vanno in Chiesa, ma appena escono sono peggio degli altri”).
Il Signore può aprire o chiudere la porta: il giudizio su ciascuno di noi spetta solo a lui. Ed è un giudizio che svelerà la verità profonda della nostra vita, la realtà della nostra comunione vissuta o meno con Cristo, ossia il nostro aver amato o no gli altri come lui li ha amati (cf. Gv 13,34; 15,12), gli altri in cui lui è presente (cf. Mt 25,31-46). Questo è ciò che conta, non la garanzia che pretendiamo di acquisire in virtù della nostra appartenenza ecclesiale («Tu, Signore, hai insegnato nelle nostre piazze»), o della nostra partecipazione al sacramento dell’eucaristia («Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza»). Se non viviamo l’amore oggi, non servirà a nulla nell’ultimo giorno bussare alla porta e implorare: «Signore, aprici!»; allora ci sentiremo rispondere: «Non vi conosco, non so di dove siete … Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!». Ed è questa la sola cosa che dobbiamo realmente temere.

L'autore

Eugene Marsden

Leave a Reply

Your email address will not be published.

 

Copyright © 2013. Created by Creative English. Powered by WordPress.