LA BENEDIZIONE DELLA CRIPTA DELLA CHIESA DI MONTEVERDE (1931)

Poiché l’avevo promesso, devo dare alcuni particolari sulla Benedizione della Cripta della nostra Chiesa “Regina Pacis” a Monteverde (Roma).
La cerimonia ha avuto luogo il 6 dicembre scorso, con un bel tempo che ha permesso alla rituale processione tutta la solennità e a numerosi invitati la partecipazione personale. Tutta la parrocchia era presente ivi compresa una delegazione di “Camicie Nere”, che, in nome del “fascio”, hanno montato la guardia davanti al santuario: Mons.Palica, Vice Gerente del Vicariato di Roma, è stato l’illustre celebrante che, con voce chiara e forte, ha pronunciato le parole della liturgia e, con ampi gesti, ha tracciato i segni della benedizione.
Prima di scendere nella cripta, aveva consacrato due belle campane dal suono argentino che alcuni generosi parrocchiani offrivano alla chiesa.
Il Rev.Padre Luigi Grossi, viceparroco, ed il Reverendissimo Vicario l’invitarono a pranzo e, con lui, Mons.Pisani, anziano delegato apostolico, ed i principali collaboratori delle opere parrocchiali. I nostri studenti cantarono in loro onore il tradizionale “Ubi caritas”.
In questa bella giornata, tuttavia, un’assenza si fece veramente notare: quella del Rev.mo P. Delaroche, trattenuto a Lione a causa del suo stato di salute. E’ stato ricordato con la più viva simpatia.
Il Bollettino Parrocchiale che il Rev. P. Mastrantoni pubblicò a questo proposito, mise in evidenza la figura del Rev.mo Padre e ricordò che era a lui che il venerato Papa Pio X aveva affidato nel 1913 la missione di intraprendere la costruzione della chiesa. A questa opera il Rev.mo Padre aveva consacrato tutta la sua anima di sacerdote ed il suo talento di artista. Sfortunatamente le risorse non arrivarono come si sarebbe potuto sperare; era stato necessario che la Santa Sede portasse il suo forte contributo perché potesse essere terminata la cripta, e la cripta soltanto, poiché rimane da costruire tutta la chiesa superiore.
Ma così com’è, la cripta di Monteverde è ampiamente sufficiente alle necessità attuali del culto. La sua forma è a croce greca; uno dei bracci è occupato dall’altare maggiore e dal coro dei religiosi, mentre gli altri sono riservati ai fedeli. La sistemazione di altari secondari è facilitata da una galleria (spazio) con minuscole colonne ornamentali, mentre dieci grosse colonne di bel granito con capitelli scolpiti si uniscono ai pilastri del centro per sostenere il peso della volta. All’altezza dei capitelli corre un fregio di travertino che rompe felicemente la monotonia delle grandi superfici bianche dei muri: La luce scende dai lati della cripta, sufficientemente liberati a tale scopo. Tutto il pavimento dell’edificio è di lastre di marmo bianco, alternate a lastre di colore scuro.
Alcune nicchie praticate nel cemento attendono le future statue, ma per il momento, il santuario non ha altra decorazione che quella del suo altare e dei sostegni in ferro battuto a forma di testa di lupo che reggono le lampade.
ll cardinale Lèpicier, che ha visitato la nostra cripta, ne ha fatto l’elogio davanti al Santo Padre. Anche l’Osservatore Romano ha pubblicato una favorevole relazione sulla Benedizione del 6 dicembre e ha espresso dei voti che s’innalzi presto la futura chiesa della quale ha presentato il progetto.
Come segno della loro gioia e delle loro speranze, gli abitanti di Monteverde hanno illuminato le lo
ro case.
Quanto ai Canonici Regolari che, ora più che mai assicurano il servizio della cripta “ad nutum
Sanctae Sedis”, sperano che il loro apostolato sarà stabile a Roma e che la prossima erezione della Parrocchia permetterà a don Luigi di realizzare quell’obbedienza che aveva un giorno ricevuto dal Papa Pio X: “Fate bene il catechismo e convertitemi tutto Monteverde”.

L'autore

Padre Stefano

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