Verso la XXV domenica del tempo ordinario (22 settembre)

(…) Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne».
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1. SIAMO TUTTI AMMINISTRATORI DEI BENI DI DIO

Quanto possediamo non è nostro, ma di Dio. E’ affidato a noi da un Padrone che ci chiede di farlo fruttificare amministrandolo per il BENE COMUNE, per condividerlo con chi è privo del necessario. Questa è la concezione cristiana della RICCHEZZA: come ogni strumento, i beni materiali non sono buoni nè cattivi, ma neutri. Buono o cattivo è l’USO che se fa: se non è posto al servizio degli altri, le ricchezze divengono facilmente un PADRONE assoluto (che prende il posto di Dio), un padrone assetato di sempre maggiori ricchezze.

2. SE SIETE AMMINISTRATORI DISONESTI, SIATE ALMENO SCALTRI

Gesù racconta una parabola prendendola da un fatto di cronaca. Il giudizio che ne trae ci spiazza e provoca: loda un amministratore disonesto per la sua scaltrezza, furbizia.
Attenzione: siamo tutti a forte rischio di disonestà: usiamo i beni di Dio come fossero nostra proprietà, per il nostro tornaconto e interesse e non per il bene comune (come vuole il legittimo proprietario che è Dio).
La saggezza o scaltrezza che viene lodata è usare dei beni per farsi degli amici. L’amministratore da malfattore si fa benefattore. Lo fa per il suo interesse, certo, ma non più per accumulare (generando esclusione), ma per crearsi una rete di amicizie, di rapporti. Questo comportamento è lodato da Dio perchè ci ricorda che LE PERSONE VALGONO PIU’ DEL DENARO. INVESTE negli altri e non in conti bancari quanto amministra.
Siate amministratori onesti o almeno siate furbi. Nell’altra vita, quella eterna e non transitoria come questa, non ci porteremo nulla con noi. Quanto abbiamo accumulato rimarrà ad altri.Ma avremo degli amici che ci accoglieranno nelle dimore eterne, che ci faranno posto in paradiso.

3. QUALE PADRONE SERVI? DIO O IL DENARO?

C’è un rischio grande nell’avere molte ricchezze: che diventi da strumento, un padrone che schiavizza chi le possiede, spingendolo ad accumulare sempre di più, senza farsi scrupoli nel frodare, truffare, escludere…
Quanti ricchi non si danno pace, ma si dannano volendo e cercando sempre di più! Quanti ricchi continuano ad accumulare escludendo gli altri e i poveri in primo luogo.
“Quanto è difficile per un ricco entrare nel Regno di Dio. E’ più facile che un cammello entri in una cruna di ago”. Ma ciò che è impossibile all’uomo è possibile a Dio.

E Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (II lettura). Pregate allora Dio, “alzando al cielo mani pure, senza collera e senza contese”.
P.Stefano Liberti

Ci ricorda San Basilio: “Se uno spoglia chi è vestito, si chiama ladro. E chi non veste l’ignudo, quando può farlo, merita forse un altro nome?” Se le ricchezze non le trasformiamo in carità, esse marciranno e diventeranno la nostra condanna.

ERMES RONCHI:
La parabola del fattore infedele si chiude con un messaggio sorprendente: l’uomo ricco loda il suo truffatore. Sorpreso a rubare, l’amministratore capisce che verrà licenziato e allora escogita un modo per cavarsela, un modo geniale: adotta la strategia dell’amicizia, creare una rete di amici, cancellando parte dei loro debiti. Con questa scelta, inconsapevolmente, egli compie un gesto profetico, fa ciò che Dio fa verso ogni uomo: dona e perdona, rimette i nostri debiti. Così da malfattore diventa benefattore: regala pane, olio, cioè vita, ai debitori. Lo fa per interesse, certo, ma intanto cambia il senso, rovescia la direzione del denaro, che non va più verso l’accumulo ma verso il dono, non genera più esclusione ma amicizia. 

Il personaggio più interessante della parabola, su cui fermare l’attenzione, è il ricco, figura di un Signore sorprendente: il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza, aveva puntato tutto sull’amicizia. Qui il Vangelo regala una perla: fatevi degli amici con la disonesta ricchezza perché quando essa verrà a mancare vi accolgano nelle dimore eterne. Fatevi degli amici. Amicizia diventata comandamento, umanissimo e gioioso, elevata a progetto di vita, fatta misura dell’eternità. Il messaggio della parabola è chiaro: le persone contano più del denaro.
Amici che vi accolgano nella casa del cielo: prima di Dio ci verranno incontro coloro che abbiamo aiutato, nel loro abbraccio riconoscente si annuncerà l’abbraccio di Dio, dentro un paradiso generato dalle nostre scelte di vita. 
Nessuno può servire due padroni. Non potete servire Dio e la ricchezza. Affermazione netta: il denaro e ogni altro bene materiale, sono solo dei mezzi utili per crescere nell’amore e nella amicizia. Sono ottimi servitori ma pessimi padroni. Il denaro non è in sé cattivo, ma può diventare un idolo e gli idoli sono crudeli perché si nutrono di carne umana, aggrediscono le fibre intime dell’umano, mangiano il cuore. Cominci a pensare al denaro, giorno e notte, e questo ti chiude progressivamente in una prigione. Non coltivi più le amicizie, perdi gli amici; li abbandoni o li sfrutti, oppure saranno loro a sfruttare la situazione.
La parabola inverte il paradigma economico su cui si basa la società contemporanea: è il mercato che detta legge, l’obiettivo è una crescita infinita, più denaro è bene, meno denaro è male. Se invece legge comune fossero la sobrietà e la solidarietà, la condivisione e la cura del creato, non l’accumulo ma l’amicizia, crescerebbe la vita buona.
Altrimenti nessun povero ci sarà che apra le porte della casa del cielo, che apra cioè fessure per il nascere di un mondo nuovo.
(Letture: Amos 8, 4-7; Salmo 112; 1 Timoteo 2, 1-8; Luca 16, 10-13)

L'autore

Padre Stefano

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