La chiesa nata sotto le bombe (Il Tempo intervista p. Livio)

http://www.iltempo.it/roma-capitale/2013/12/16/la-chiesa-nata-sotto-le-bombe-1.1199375

1401N__WEBPadre Rozzini: «Oggi ci occupiamo di due povertà, quella classica e la solitudine»

La parrocchia Santa Maria Regina Pacis, si chiama così non a caso. Nata 71 anni fa nel pieno della seconda guerra mondiale e all’alba dei bombardamenti «alleati» che distrussero interi quartieri della città eterna, può essere considerata un simbolo della Roma che non si è arresa al devastante conflitto. La chiesa si staglia infatti nel mezzo di Monteverde nuovo, zona in gran parte distrutta dagli attacchi aerei. Una bomba colpì anche la chiesa cadendo proprio al centro della struttura, all’altezza dell’altare; fu probabilmente l’unica, in tutta l’area, a non esplodere. Non per questo grideremo al miracolo. Non sapremo mai se si trattò di un caso fortuito o se sia stata, effettivamente, la mano di Dio. Tuttavia, un altro episodio, vale la pena citare, dove con certezza il miracolo è avvenuto ma per opera dell’uomo che, in casi di estrema emergenza è riuscito a sostituirsi addirittura all’intervento divino: Padre Antonio Novano, il parroco di allora, nascose 40 ebrei nel sottotetto della chiesa, sottraendoli al rastrellamento del ’43, quindi ai campi di sterminio, quindi a morte praticamente certa. A guerra finita il rabbino di Roma inviò a padre Antonio un diploma di benemerenza per quanto fatto.

Ma questa è storia passata e la chiesa di oggi racconta vicende completamente diverse. Vicende legate a un quartiere di Roma benestante. Talmente benestante i «che i ragazzi nati e cresciuti qui, quando mettono su famiglia sono costretti a cercare casa altrove perché gli affitti e i prezzi delle case sono troppo alti e il risultato è che ormai sono rimasti solo gli anziani, per di più soli». A spiegarcelo è padre Livio Rozzini, bresciano, parroco da 7 anni e conoscitore della zona da molti di più: «Trent’anni fa il papà del mio migliore amico era conducente di autobus, ora imbattersi in un abitante del quartiere che fa un mestiere umile è impossibile. Sono tutti grandi professionisti».

«Ho visto famiglie formarsi e crescere e quasi tutte le abbiamo perse, se ne sono andate e sono rimasti solo i nonni. Quando questi ultimi non ci saranno più allora le generazioni di adesso forse torneranno grazie alle case in eredità. Ma al momento questo bellissimo quartiere può considerarsi uno dei più vecchi di Roma». Inevitabilmente quindi l’assistenza agli anziani è una delle attività centrali della parrocchia. «Noi ci occupiamo di due tipi di povertà- riprende padre Livio- la prima è quella ‘tradizionale’, di cui si prende cura la Caritas con l’assistenza ai senza tetto, fornendo beni alimentari e vestititi, la seconda è un tipo diverso di povertà, per alcuni aspetti forse peggiore della prima: la solitudine». Questa inevitabilmente non può che colpire gli anziani: «Cerchiamo di fare molto per queste persone, organizziamo incontri culturali, tornei di burraco, balli di gruppo, serate-film. Tutto grazie all’aiuto dei volontari». Ed è proprio sui volontari, circa un centinaio, che si regge l’anima della parrocchia. Ma l’anima della parrocchia sono anche le famiglie, non solo quelle serene e felici che affollano l’attivissimo oratorio, ma anche e soprattutto quelle da recuperare e, perché no, quelle irrecuperabili: «Da due anni ogni mese- spiega padre Livio- incontriamo i padri e le madri, le mogli e i mariti separati o divorziati. Cerchiamo di aiutarli a mettere da parte il rancore e guardare al futuro con ottimismo. Spieghiamo che nonostante il fallimento del loro matrimonio, sacramento fondamentale per la Chiesa, non li abbandoniamo e non faremo mancare il nostro supporto materiale e spirituale». Questo i parrocchiani e gli abitanti del quartiere lo sanno.
Ugo Cataluddi

L'autore

Padre Stefano

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