Caro Babbo Natale

                                                                Natale 2013

Caro Babbo Natale,
ora non vorrei far la figura di quella irriverente verso un vecchio indementito  o dell’ingrata dimentica dei giorni trascorsi insieme, ma, poiché ormai il tuo delirio di essere “un buono” si sta tramutando in delirio di onnipotenza,  è il momento che qualcuno ti dica in faccia la verità sul tuo conto. Anzi, guarda, tutto sommato, prendila come una prova di affetto perché la verità è sempre un dono prezioso. È proprio il dono di Natale: in quel giorno è stata donata al mondo la Verità.
Del resto, sai, posso prendermi certe confidenze perché, almeno qui in Italia, noi due siamo quasi coetani: siamo arrivati tutt’e due nel dopoguerra, tu però, già vecchio, nato dalla fantasia di un disegnatore circa 60 anni prima, scopiazzato, riveduto e corretto da certi miti pagani di tutte le culture, esportato dall’America, non sul carro trainato dalle renne, come vai favoleggiando, ma volando sulla prepotenza del denaro investito in pubblicità di certi prodotti inutili o dannosi; io invece nata qui bambina, come è naturale, dalla grazia di Dio e dall’amore di due genitori. Non voglio darmi arie di superiorità, però è la verità.

Approfittando della brava gente, desiderosa del nuovo per scrollarsi di dosso le troppe sofferenze della guerra, per prima cosa hai usurpato il posto di S. Nicola, che fino a quel momento aveva portato lui i doni ai bambini. Lui però non era un’invenzione, lui esiste davvero e, finché è stato in questo mondo, i doni ai poveri li ha portati di tasca sua. Poi, quando è salito al cielo, ha donato intercessione per ottenere ai suoi la Divina Provvidenza, non come presunto premio per i “buoni”, infatti i “premiati”, secondo la logica del Padre Misericordioso, erano i più bisognosi, anche attraverso la carità dei fratelli e di tutta la Chiesa.

Tu, mistificando tutto ad arte, di tuo non ci hai messo proprio niente, ma hai condizionato genitori e parenti a spendere anche più di quanto potessero, insinuando una sorta di “buonismo” nei confronti dei bambini, che altrimenti ci sarebbero rimasti male, avrebbero sofferto di complessi di inferiorità, con l’allusione maliziosa che la loro bontà, la bontà dei bambini intendo, si misura con l’entità dei doni ricevuti. Ma ti rendi conto? Tu hai inculcato nelle menti, pervertendole, che il denaro è la misura della bontà e così ne risulta che i ricchi sono più buoni, mentre più si è poveri e più si è cattivi. Ma sei impazzito? E i bambini, poveri innocenti, con quel tuo faccione giocondo, unito alla pubblicità di prodotti discutibili, li hai spinti al capriccio e al consumismo.
E non basta: sei diventato sempre più invadente, ci hai voluti abbagliare con le lucette sull’albero e per le strade, sei diventato il testimonial di tutti i prodotti da comprare, hai coinvolto la gente semplice a ricercare quelli più sofisticati per far bella figura, pazienza se poi a gennaio non si sa come arrivare a fine mese, l’importante è il cenone, anche a costo di spiacevoli conseguenze gastro-intestinali. Bisogna sentirsi ricchi e fare festa e assumere tutti quella tua aria gioconda. Hai inventato tu la “tredicesima”, no? O, comunque, se non tu, i tuoi Hai talmente insistito con quel tuo faccione bonario e con chissà quanti messaggi subliminali, che, beh! insomma, per la verità, ci siamo cascati un po’ tutti. Natale all’insegna dell’effimero. Natale per gioco, per ritornar bambini. Natale per godere un po’ dei beni di questo mondo, anche chi non se lo può permettere. Natale come magia.
Sì, sì, lo so che  il  pensiero magico  è una fase  evolutiva dell’ intelligenza umana e si ripete anche in ogni
individuo, poi passa nello sviluppo normale però!. Tu invece ce l’hai voluta riproporre una volta all’anno, con
la scusa dei bambini e, guarda caso, sei andato a scegliere proprio Natale.
Non sto mica qui a far la “seriosa”, anche a me piace il gioco, ma nella consapevolezza che è un gioco, non certo per farmi prendere in giro da te!  Anzi ti confiderò che ho un meraviglioso figlioccio, Andrea, che prima abitava a fianco a me, con mamma, papà e i suoi fratellini. Un Natale, lui aveva forse quattro anni, gli confezionai un abito da Babbo Natale, barba bianca compresa. Ad una certa ora, lui finse di voler andare a dormire e, complice la mamma, venne da me a mascherarsi, poi tornò a casa tra le feste tributategli da tutta la famiglia: un gioco collettivo. Ma quel fantastico “Babbino Natale” era veramente buono: pensa che, educato dai genitori a non sprecare il cibo perché c’è chi non ne ha, quel bambino così piccolo, a Natale e a Pasqua, usciva con me per andare a fare la spesa per i poveri ed era commovente vedere come si preoccupasse di scegliere cose buone da regalare e per sé non chiedeva nulla. Poi lui stesso consegnava ciò che avevamo acquistato a chi chiedeva l’elemosina o in Parrocchia, augurando “buon Natale”.E suo fratello, di poco più grande, non potendo venire con noi perché influenzato, prese un’unica monetina che aveva in tasca e gliela consegnò perché comprasse qualcosa per i poveri anche da parte sua.
Caro mio! Hai un bel pubblicizzare tu la felicità effimera del consumismo! Invece questi semi di bontà, piantati nei cuori innocenti dei bambini, producono subito fiori profumatissimi che migliorano il mondo e domani daranno frutti maturi di giustizia. Nascono dall’amore e producono amore, un amore che resta, anche quando non ci si può vedere più spesso, ma si sa che c’è: io lo so e Andrea e i suoi fratellini pure lo sanno e quando ci incontriamo è sempre festa. Poi, per divertirci, possiamo anche giocare a Babbo Natale. Tu, invece, in poche ore finisci nel ripostiglio fino all’anno dopo.
Adesso però stai veramente esagerando e mi stai diventando proprio antipatico. Ti sei talmente montato la testa da ritenerti il pacificatore mondiale, almeno per Natale. Pretenderesti di essere l’elemento di unità di tutti gli uomini, di ogni razza e religione, perché saresti, nel tuo delirio, il modello della bontà valido per tutte le culture, facilmente esportabile. I mass media già ti propagandano come “il personaggio più importante del Natale” e le scuole ti accolgono con simpatia perché le togli dall’imbarazzo di parlare di Gesù in presenza di qualche alunno non cattolico. Così, dopo che in nome della Società Multietnica abbiamo sostituito Ogni Santi con Halloween, festa pagana che i satanisti rivendicano come il loro giorno più importante dell’anno, adesso dovremmo anche sopportare che tu sostituisca Gesù? Scordatelo!
Tu, brutto ipocrita, con quell’aria finta da bonaccione, non sei affatto la pace del mondo, ma un tranello. Tu, che vuoi far credere che la felicità stia nel possesso di certi prodotti da te reclamizzati, puoi solo portare guerra, spingere al consumo senza pensare ad altro, ad ogni costo e con ogni mezzo, accettando acriticamente tutte le mode: così vuoi integrare le diverse culture nel nostro Paese e in tutto il mondo? No, grazie!
Io guardo con amore crescente a “quel Bambino”, che dalla sua culletta di fieno tende le braccia, come per essere preso in braccio, come per dire: «prendimi con te, accoglimi nella tua vita e ti farò felice.» Quel Bambino che non chiede cenoni e regali costosi, all’ultima moda, o l’ultimo tipo di cellulare, ma al contrario ti offre se stesso per poterti arricchire di tutto. E per sempre. E tu vorresti sostituirlo? Tu pretendi di coprire col chiasso dei tuoi spot televisivi la dolce armonia degli angeli che cantano il gloria? Tu credi che siamo talmente tanto stupidi da accettare di sostituire la tua fantasmagorica breve allegria di qualche ora alla gioia che rinasce ogni giorno dal contemplare quel Bambino? Sei proprio fuori di testa, vecchio imbroglione! Sai che ti dico? Forse questa brutta crisi economica, voluta e manovrata dai tuoi stessi sponsor, ci farà ridurre il cenone ad una più contenuta e sana cena di vigilia, ci spingerà a rinunciare al superfluo per condividere con chi non ha più nulla e così, leggeri e felici, ce ne andremo a contemplare quel Bambino e sua Madre, come un tempo i pastori, recando in dono forse solo le nostre povertà, che verranno però accolte come doni preziosi.
Tu intanto, povero illuso, starai da solo sui tetti, combattendo nell’inutile tentativo di far passare a forza il tuo opulento pancione nei nostri camini.
                                                                   Silvia Campanella

P.S.: salutami la Befana, che non ho tempo da perdere a scrivere anche a lei. Dille però che sono contenta che almeno a Roma e da qualche altra parte si sia mantenuto il giorno di festa perché così, liberi dal lavoro e dalla scuola, potremo festeggiare l’ Epifania del Signore. Ciao ciao. 

L'autore

Padre Stefano

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