Abbiamo faticato invano tutta la notte (riflessione di Silvia Campanella)

“Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla” (Lc 5,5).

Come ci toccano questa parole di Pietro, come le sentiamo nostre in tante circostanze.
Tutta la notte in balia delle acque, forse delle onde, al buio, al freddo, cercando di portare a casa almeno un risultato minimo per sfamare i propri cari. Nulla.
Ci sembra di vederlo, povero Pietro, stanco e deluso, seduto a terra a riassettare le reti, a testa bassa, pieno di preoccupazioni: «Che darò oggi la mia famiglia? Che dirò a mia moglie? E sento la responsabilità anche di questi miei compagni.»
Il fratello Andrea e i loro soci Giovanni e Giacomo, tutti dello stesso umore e un silenzio che fa male, ma sanno che una sola parola potrebbe far scattare la scintilla, la tensione è alta.
Come ci somiglia quel Pietro!  Quante volte anche noi nella vita proviamo questa sensazione di aver faticato invano, in una notte qualsiasi, in un periodo di buio, in un sacrificio prolungato senza poter poi vedere la luce di un risultato.
Quante volte diciamo: «Ce l’ho messa tutta, ma è stato inutile», «Ho fatto di tutto per salvare il mio matrimonio, ma non mi ha capito», «Ho fatto sacrifici di ogni genere, rinunciando a tutto per far studiare mio figlio, ma non riesco a vederlo sistemato» «Ho tentato in ogni modo, ma …..»
Quante volte questo senso di sconfitta attanaglia la nostra esistenza.

Pietro è lì, uno di noi, è capace, è serio, il suo lavoro lo conosce bene. Si sente sconfitto, lo subisce come un’ingiustizia. Magari aveva anche pregato tanto Dio quella notte che lo aiutasse, che gli consentisse almeno di poter apparecchiare la tavola di casa quel giorno. Che senso di abbandono!

Ecco che, quando meno se lo aspetta, arriva Gesù, quel Gesù che conosceva ancora poco, quel Gesù che Andrea gli aveva presentato insieme a Giovanni con tanto entusiasmo: «Abbiamo trovato il Messia!» (Gv 1,41). Forse era anche stato con Lui alle nozze di Cana, ma ancora non sapeva bene chi fosse.
Però Pietro, pure se stanco e avvilito, si mette a disposizione; Gesù sale sulla sua barca e chiede di allontanarsi un po’ dalla riva per poter parlare alla folla, che intanto si era radunata. Pietro è lì ad ascoltare, sente sciogliersi la tensione: non capisce ancora bene però percepisce che quelle parole sono vita.
Poi Gesù lo invita a riprendere il largo e gettare di nuovo le reti: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getterò le mie reti». Dentro di lui si sta aprendo una speranza nuova, cambia il suo sentimento, si propaga nel cuore una luce sconosciuta.
Ben sappiamo che le reti si riempirono tanto da dover chiedere soccorso ai soci e ben abbiamo compreso come quella pesca doveva diventare un segno della vocazione di Pietro e degli altri tre, per una pesca completamente diversa, per un progetto nuovo, non per quel programma di vita che forse non aveva scelto neanche lui, Pietro, ma magari lo aveva ereditato da suo padre, da tradizioni locali.
Allora beato te, Pietro, che hai faticato invano tutta la notte! Perché altrimenti non avresti capito, saresti rimasto ancorato a te stesso, alle tue capacità umane, alla mediocrità della tua vita quotidiana.
Beato te, Pietro, che quel giorno hai potuto vedere che Dio non abbandona i figli suoi e che una notte faticosa senza risultato, magari è solo un’apparenza, una preparazione a ben altro.
Ma soprattutto beato te, Pietro, che non ti sei lasciato sconfiggere dalla stanchezza e dall’orgoglio della tua “competenza” («questo falegname vuole insegnare a me quand’è l’ora per la pesca?» così ti avrà suggerito il nemico), ma con grande umiltà ti sei sottomesso a Colui che avevi ascoltato davvero.
Beato te, Pietro, che – vergognandoti della tua poca fede – ti sei riconosciuto peccatore perché col perdono hai ricevuto molto di più di quanto avresti mai potuto chiedere e sperare.
Beato te, Pietro perché per aver faticato invano con le tue forze, accogliendo Gesù, la tua pesca è diventata tanto fruttuosa da durare ancora oggi.
E beati noi, Pietro, perché da te impariamo a non sentirci sconfitti se abbiamo lavorato invano una notte, a non rimanere attaccati ai nostri progetti, ma dobbiamo credere che con Gesù la vittoria sarà più grande di ogni speranza, diversa, quella che neppure immaginiamo.
                                                                                                                Silvia Campanella
                                                                                                                       6/9/13 

L'autore

Padre Stefano

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